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Landing page e AI: perché non basta l’intelligenza artificiale

15 Ottobre 2025

In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sembra poter fare tutto, scrivere testi, generare immagini, persino disegnare intere pagine web, è normale chiedersi: perché non lasciare che sia lei a creare le nostre landing page? 

La promessa è allettante: tempi ridotti, costi contenuti, risultati immediati. Ma chi lavora davvero nel marketing digitale sa che una landing page non è solo un contenuto “bello da vedere”. È una macchina pensata per convertire, in cui ogni parola, colore e disposizione visiva risponde a una strategia precisa.

L’AI può essere un ottimo strumento di supporto, ma quando la si usa in modo autonomo si perde ciò che rende una pagina davvero efficace: l’esperienza, l’intuito, la capacità di leggere le persone e non solo i dati. 

In questo articolo vedremo cosa può fare bene l’intelligenza artificiale, dove invece fallisce, e perché l’intervento umano resta indispensabile per ottenere landing page capaci di generare risultati concreti.

Creare una landing page con l’AI: come funziona 

Quando si parla di landing page generate con l’AI, la logica è semplice: si fornisce un prompt, l’intelligenza artificiale genera testi, suggerisce titoli, a volte propone layout. 

Tutto in pochi secondi. 

Il processo sembra perfetto per chi cerca rapidità, ma dietro questa efficienza apparente si nasconde una fragilità strutturale. 

L’AI ragiona per pattern, non per obiettivi di business. Non conosce il tono del brand, non sa distinguere tra target diversi e non analizza il comportamento reale dell’utente.

Per questo, molte landing page prodotte interamente con strumenti automatizzati risultano “corrette” ma fredde, prive di quella logica persuasiva che guida l’utente all’azione. Sono pagine che informano, ma non convincono. E quando si parla di conversione, la differenza tra un testo automatico e uno strategico non è una sfumatura: è la distanza tra un clic e un abbandono.

Cosa fa bene l’AI nella costruzione di una landing page

Dove l’AI può davvero brillare è nella fase operativa. 

È in grado di:

  • analizzare grandi quantità di dati
  • suggerire formule di copy basate su metriche di successo
  • generare varianti di testo per A/B test
  • proporre call to action alternative  
  • suggerire combinazioni cromatiche coerenti con l’obiettivo visivo


L’AI è veloce, instancabile e precisa nel replicare modelli di successo. 

Riduce i tempi di stesura, aiuta a superare il blocco creativo, permette di analizzare pattern di comportamento e offre ispirazioni utili nella fase di brainstorming. 

In altre parole, è uno strumento di potenziamento. 

Non dobbiamo dimenticare però che resta un assistente, non un progettista: funziona al meglio quando lavora insieme a una mente esperta che sa leggere i dati e trasformarli in scelte strategiche.

I limiti di un approccio automatizzato

Affidare la creazione di una landing page all’intelligenza artificiale senza intervento umano significa accettare un compromesso sulla qualità. 

I testi generati sono spesso generici, privi di identità e di una vera connessione emotiva con l’utente. 

L’AI può scrivere “bene”, ma non sa scrivere “per convincere”.

Manca di empatia, non coglie le sfumature del linguaggio del target, e tende a produrre copy troppo simili a centinaia di altri già presenti online. 

Non è in grado di progettare un percorso persuasivo basato su dati di traffico reali o su test di conversione. Il risultato? Pagine che sembrano professionali ma non performano.
In più, l’AI non conosce il contesto strategico di un brand: non sa se un tono ironico o rassicurante sia più efficace, non sa quando usare un microcopy per rafforzare un messaggio o quando semplificare. Una landing page fatta “solo con l’AI” può sembrare moderna, ma non parla davvero al pubblico giusto.

L’approccio umano: il valore dell’esperienza nella costruzione di landing page

Dietro ogni landing page performante c’è sempre una mente umana che orchestra strategia, contenuto e design. 

L’AI può supportare, ma non sostituire l’esperienza di chi sa leggere i bisogni del pubblico e tradurli in un flusso persuasivo. L’approccio umano parte da una domanda fondamentale: a chi stiamo parlando e cosa vogliamo che faccia?

Una landing page efficace nasce dall’analisi del target, dal posizionamento del brand e dagli obiettivi di marketing. È frutto di test continui, di dati interpretati con occhio critico, di decisioni che tengono conto di psicologia, comportamento e contesto competitivo. Chi costruisce landing su misura perché sa che non esistono scorciatoie: ogni conversione è il risultato di un equilibrio tra messaggio, tono e design.

Strategia e obiettivi chiari

La differenza più evidente tra una landing creata da un professionista e una generata dall’AI è la strategia

Una pagina efficace non nasce da un prompt, ma da una mappa di obiettivi.

Prima si definisce il pubblico, poi si analizza il percorso dell’utente, si studiano le fonti di traffico e si stabilisce l’azione finale desiderata.

Solo dopo si costruisce la pagina. Questo processo permette di scegliere le parole giuste, disporre i contenuti in modo persuasivo e accompagnare il visitatore con naturalezza verso la conversione. 

Una landing costruita da esperti tiene conto di dettagli che l’AI ignora:

  • la coerenza con la campagna ADV
  • la chiarezza visiva
  • l’impatto psicologico dei colori
  • il ritmo narrativo del copy

Tutti elementi che non si improvvisano.

Design, copy e UX: quando l’esperienza fa la differenza

Una landing page non deve solo “dire” ma far vivere un’esperienza. L’AI può proporre un layout, ma non può sapere se quel layout funziona davvero con il pubblico a cui ci si rivolge. Il design deve seguire la logica del comportamento umano, non quella statistica di un algoritmo.


Il copywriting, poi, è la chiave della conversione. Un testo efficace crea fiducia, anticipa le obiezioni e costruisce un percorso emotivo coerente con l’identità del brand. In questo, l’intuizione di un copy esperto è insostituibile: sa quando spezzare una frase per creare tensione, quando inserire una prova sociale, quando mostrare un prezzo o rimandare la CTA.

La UX, infine, è l’invisibile che guida l’utente. Ogni pulsante, ogni immagine, ogni spazio bianco è studiato per ridurre l’attrito. E questo tipo di sensibilità nasce solo da esperienza, test e analisi reali.

AI e creatività: un binomio vincente, se c’è una guida esperta

L’intelligenza artificiale non è un nemico del marketing, anzi. 

Se usata nel modo giusto, può diventare un alleato potentissimo

Il punto è non delegare, ma integrare. L’AI accelera i processi, riduce i tempi di analisi e genera stimoli creativi, ma ha bisogno di un professionista che ne interpreti i risultati. È come avere un assistente capace di fare ricerche e proporre bozze, ma incapace di decidere la direzione strategica.

landing page e ai: lampadine a simboleggiare la creatività

Come usare l’AI nel modo giusto

L’AI è perfetta per ottimizzare la produttività e migliorare la fase di analisi. Può raccogliere dati, suggerire keyword, individuare pattern comportamentali e generare varianti per i test A/B. È utile nella fase di brainstorming, perché propone idee rapide e alternative interessanti.


In PageTop, ad esempio, l’AI viene usata come supporto per snellire le fasi operative, mai per sostituire la mente creativa. È uno strumento che aiuta a lavorare meglio, non a lavorare meno. Quando viene inserita in un processo controllato da esperti, l’intelligenza artificiale diventa un acceleratore, non un rischio.

Dove entra in gioco l’intelligenza umana

L’AI può scrivere, ma solo l’essere umano può comprendere. L’esperienza consente di leggere i dati e trasformarli in azioni concrete, interpretare sfumature emotive, prevedere reazioni e migliorare costantemente i risultati.


L’intelligenza umana permette di comprendere il contesto, adattare la comunicazione al pubblico e correggere ciò che l’AI non percepisce. È il fattore che trasforma un progetto digitale in una strategia vincente.

Per questo PageTop sceglie un approccio ibrido: sfrutta la tecnologia per potenziare l’efficacia, ma lascia che siano le persone a prendere le decisioni decisive. Perché dietro ogni clic c’è un essere umano, non un algoritmo.

Conclusione: l’AI è un alleato, ma non un sostituto

L’AI è uno strumento straordinario. Analizza, scrive, suggerisce, elabora. Ma senza una direzione strategica e un controllo umano, resta un mezzo, non una soluzione. 

Una landing page di valore nasce da una sinergia: la velocità dell’AI e la sensibilità umana.


PageTop lo sa bene: per noi, l’AI non sostituisce la creatività, la amplifica. Ed è proprio qui che nasce la differenza tra una pagina che funziona e una che converte davvero.


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